La produzione del film di Venom è appena stata ritardata di un altro mese

La produzione del film solista di Venom di Sony  è stata nuovamente respinta, ritardando l’inizio delle riprese fino alla fine di ottobre. Anche se Sony è attualmente alla fine di  Spider-Man: la corsa al botteghino di Homecoming – che potrebbe renderlo il più grande  film di Spider-Man di sempre – stanno ancora andando avanti con i piani per creare un universo condiviso. Mentre Tom Holland interpreta Spidey nella MCU, i film di Sony si svolgeranno al di fuori di quella continuità. Tom Hardy è la loro grande stella e si è unito all’universo per interpretare uno dei loro personaggi più famosi, Venom.

Il film si sta lentamente avvicinando da quando è stato annunciato che Hardy sarebbe stato il protagonista e Ruben Fleischer avrebbe diretto . Più recentemente, Riz Ahmed è stato legato a un ruolo produzione del film ( potenzialmente Carnage ) come il film pronto per un inizio di produzione di inizio settembre . Tuttavia, le riprese sono state posticipate a fine mese , ma ora sono state nuovamente respinte.

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Omega Underground ha ora scoperto che  Venom non inizierà le riprese fino al 23 ottobre. Ciò darebbe produzione del film all’equipaggio quasi due mesi addizionali per trovare luoghi specifici all’interno di Atlanta e New York, dando anche a Sony più tempo per mettere insieme il cast. Ma ora lo spot scouting si è espanso fino a includere San Francisco secondo un recentepost di Reddit .

Questo ritardo aggiuntivo significa solo che i fan dovranno aspettare ancora per molto prima di vedere qualsiasi cosa dal film. Le immagini del primo sguardo e le eventuali informazioni aggiuntive dal set dovrebbero iniziare a emergere non appena iniziano le riprese, in quanto questo dovrebbe essere un altro progetto che è afflitto dai paparazzi. È attualmente in programma di uscire nelle sale il 5 ottobre 2018, dando a Sony quasi un anno esatto per filmare, montare e promuovere il film.

Tuttavia, l’avvio produzione del film ritardato non dovrebbe avere alcun effetto sul rilascio del film.

Ci sono state segnalazioni che Sony utilizzerà questi spinoff come un modo per realizzare film di supereroi più piccoli, il che potrebbe ridurre il programma di riprese tipico per qualsiasi altro film di supereroi. Sony sembra anche come sta andando a prendere una pagina dal approccio di Fox e diversificare il genere di questi film, con  Venom ancorato come un film horror / sci-fi che è ispirata da John Carpenter e David Cronenberg .

Se queste influenze siano o meno influenzate dal film, dovrebbero essere conosciute una volta che produzione del film la produzione è in corso. Nel frattempo, Sony finalizzerà un cast che include anche She-Venom. Chiaramente questo film non sarà a corto di host per i simbioti a cui aggrapparsi, ogni volta che inizia le riprese.

Recensione Milano – Palermo il Ritorno

la premessa


Era il 1995, quando vide la luce il Palermo – Milano solo andata. Anno 2007, mi è stato Milan – Palermo, il ritorno. Sono passati dodici anni dall’uscita di questi due film (e undici per quanto riguarda la trama), ma nulla sembra essere cambiato. Direttore troviamo sempre Claudio Fragasso, autore del primo capitolo, così come il “famoso” direttore del cosiddetto cinema di genere, dall’azione di horror trash italiano. È rimasta invariata la maggior parte del cast, ad esclusione di coloro che sono morti in strada. Così qui, ancora una volta, Giancarlo Giannini, Raoul Bova, Ricky Memphis, Romina Mondello, la nuova voce di Enrico Lo Verso nel ruolo del cattivo, circondato da altri volti più o meno noti, provenienti dal cinema o dal lago di televisione. Un’operazione nostalgia, in grado di attirare al box office, i tifosi, non pochi a dire la verità, nel primo episodio, così come di tutti gli amanti della televisione produzioni di origine italiana detective.

La trama


Turi Arcangelo Leofonte (Giannini) ha finito di scontare undici anni di reclusione. Ma ora, con il rilascio dalla prigione, egli si concluderà il programma di protezione per lui e sua figlia Chiara (Romina Mondello), madre di due figli che ha un tipo di rapporto con il vice questore aggiunto Nino Di Venanzio (Bova), a capo della scorta che ha portato Leofonte da Palermo a Milano. Leofonte si rifiuta di ritorno di 500 milioni di euro alla mafia, e per questa missione, per portarlo in un luogo sicuro, dove si può iniziare una nuova vita, promette di essere molto rischioso. Venanzio dovrà riformare la squadra che undicini anni prima, era riuscito nell’impresa. Sarà chiamare il suo amico Remo Matteotti (Memphis) e si forma una nuova squadra, tra vecchi e nuovi membri. Ma la mafia ha le sue mani ovunque, e così non riesce a scoprire il percorso che gli agenti si esibiranno. Durante la trappola del boss Rocco Scalia (A) sarà in grado di rapire il figlio di Chiara (che rimarrà ferita nella sparatoria), costringendo così Leofonte e Venanzio un viaggio costretto a Palermo, al fine di salvare il bambino.

Fuori luogo, fuori tempo


Un prodotto televisivo molto più costosi, con molta più azione e gli attori di richiamo. E allo stesso tempo un film di genere, al di fuori del suo tempo, che se aveva visto la luce negli anni’ 70, con un po ‘ di violenza, verbale e non, di più sarebbe sicuramente ti ha fatto cadere in amore con Tarantino. Ma purtroppo, oggi, all’alba del nuovo millennio, si chiede di più al cinema d’azione italiano. Ma la cosa forse più tragica è che, rispetto alla media nazionale, il film di Fragasso sembra buono poi così tanto, e visto che in Italia si trova solo un paio di prodotti che non sono commedie, film di natale per gli adolescenti, o di prodotti autoriali di persone che l’autore non è, alla fine, di Milano, di Palermo, il ritorno sembra meno peggio di quello che è realmente. Il regista tenta di copiare le piene mani da film d’azione americano, solo che non aveva né la tecnica, né lo stuntman seme. È sufficiente osservare le scene in cui la telecamera gira intorno selvaggiamente la figura di Bova, si potrebbe quasi venire il mal di mare, o scene di inseguimenti in auto, in moto, a volte ridicolo. Ci sono anche alcune idee di successo, affascinante, quella della sparatoria finale, segnata, però, da totale invincibilità dei cinque “eroi” rimasti in vita.Il dramma vede un impegno lodevole, soprattutto da Giannini, ma anche Bova rispetto ad altri più recenti prove e indecente, qui è apprezzato, e Per confermare adatto per le parti da cattivo. Il resto sono interpretazioni della luce a livello televisivo. Nota sulla musica, la melodia, il vettore è pressante al punto giusto, e rende l’azione ancora più coinvolgente. Peccato, anche per una sceneggiatura grossa, che vede i nostri tutori della legge e dell’ordine, per correre in macchina senza cintura, o, cosa molto più grave, su una moto senza casco. C’è quindi un forte senso di già visto, e non sarà difficile prevedere come andrà a finire. Anche i dialoghi sono di una banalità sconcertante, è che sono tipicamente romana tra alcuni dei “buoni”, che in siciliano stretto tra i “cattivi”. Abbastanza inutile e stucchevole poi il rapporto che si è creato tra i due bambini a metà del film. Troppo facile barricarsi dietro la scusa di un film di genere, perché poi, la qualità media, non salirà mai oltre, e avremo sempre a sorbirci prodotti di bassa qualità. Alcuni buoni momenti non salva questo seguito da un sonoro rifiuto.

Milano Palermo – Il ritorno

Milano Palermo Il ritorno è un film del 2007 di Claudio Fragasso, un sequel di Palermo Milano solo andata.
Questo film è riconosciuto come d’interesse culturale nazionale dalla Direzione generale per il cinema del Ministero per i Beni e le Attività Culturali italiano, in base alla delibera ministeriale del 30 maggio 2005. Il film è uscito nelle sale il 23 novembre 2007.

Trama

Dopo undici anni di carcere, il ragioniere della mafia, Turi Arcangelo Leofonte, può tornare in libertà. Grazie alle sue confessioni, sono stati arrestati quasi tutti i membri del clan Scalia, e ora devono essere accompagnati all’estero per raggiungere un luogo segreto dove si può trascorrere la sua vita con una nuova identità. Il vecchio boss siciliano e ora è morto, ma suo figlio, Rocco vuole vendicare il suo clan, e di ottenere il denaro Leofonte. Il commercialista nasconde i propri conti attraverso un complicato password che è facilmente comprensibile dal nipote Stefano, che era affetto da una lieve forma di autismo, ma è in grado di comprendere il complesso dei giochi matematici.
Leofonte, pertanto, affidato al nipote la chiave per aprire l’enorme banca archivi, ma durante un’imboscata organizzata da Rocco Scalia presso le Terme di Montecatini, il bambino viene rapito, la madre di Chiara ferita gravemente, e alcuni agenti uccisi. Il piccolo Stefano è portato in Sicilia, in campagna di un tempo, che una volta apparteneva al temibile Salvatore Scalia, e per il controllo ci sono Rosaria, una giovane donna fanatica e fedele servitore del clan e il suo giovane figlio Tony, che possiede una pistola, e aspetta che l’ordine del boss per compiere il suo primo omicidio, ed entrare così nella famiglia. Una parte della squadra di polizia che ha portato Leofonte a Milano per testimoniare riattivate, è di due vecchi amici, il Vice Questore Aggiunto Nino Venazio e l’Ispettore capo Remo Matteotti, a loro si aggiungono i nuovi componenti e tutti insieme vanno alla ricerca di Scalia e i suoi uomini, promettendo di telefono per liberare il bambino in cambio della consegna del commercialista Leofonte; la squadra è atterrato a Palermo, e qui, nel porto, il cambio è presto per essere un agguato: Scalia non ha solo il bambino, ma si può anche prendere Leofonte.

A questo punto, la mafia è andato con il prigioniero a casa di Rosaria, in campagna, dove ci sono anche gli altri due ragazzi; Leofonte finge di inserire la password nell’account sul computer in cambio per il nipote, ma questa volta Rocco Scalia non rispettare gli accordi e gli ordini a l’altro ragazzo, ucciderlo; ma il figlio di Rosaria e Stefano sono amici e il primo che ha il coraggio di sparare, furioso, Scalia, se la prende con Rosaria e le spara in testa; intervenire immediatamente Venanzio e i suoi che avevano seguito e inizia una terribile sparatoria, in cui il perdono, la vita, Scalia, i suoi uomini e Leofonte, che, prima di morire, affida la password di Stefano. La madre di Stefano è salvo e Nino è finalmente accettata da il piccolo, come un padre.

Il film di mafia e di azione, in cerca di un forte coinvolgimento emotivo, che finisce per omologarsi ai codici e canoni della tv
Turi Arcangelo Leofonte, il ragioniere della mafia, che ha collaborato con la giustizia, di essere arrestato molti componenti del clan Scalia, esce di prigione dopo undici anni di detenzione. Rocco Scalia, figlio di un boss della mafia, che è morto in carcere, è determinato a vendicare il tradimento di Leofonte e per recuperare i soldi di suo padre. Per raggiungere il suo scopo rapisce la nipote del commercialista, leader di una forza in Sicilia. Rimontato il team del questore Aggiunto Nino di Venanzio, gli agenti di intraprendere un lungo viaggio verso il sud. Sbarcati sull’isola chiude i conti con Scalia e con il passato.

Milano Palermo Il ritorno è un film che scivola nel parassitismo paratelevisivo, omologandosi ai codici e canoni della tv. Non perché Claudio Fragasso, è stato lo sceneggiatore di prodotti per la tv, ma piuttosto perché i suoi eroi anti-mafia, torna sul grande schermo dopo dodici anni da un viaggio di sola andata, sono (troppo) vicino agli agenti dei “distretti” della polizia, della squadra mobile e di gruppi di lavoro che sono in competizione su reti pubbliche e private.

Dopo Petri, Rosi, Damiani, il cinema italiano non sembra in grado di ricostruire l’epica, a partire dalla cronaca. Il team di Fragasso è un gruppo di brave persone in prima linea, l’ultimo avamposto di legalità per combattere la mafia. Mai sottoposti a pericoli di violenza e di desiderio, di non essere mai stato vicino al crimine, gli agenti sono i protagonisti di indagini ortodossa rassicurare il pubblico. Le scansioni della storia sono i classici: l’attacco, la paura e di smarrimento, poi la rabbia, la tensione e, infine, la solidarietà reciproca, perché, alla fine, è un film d’azione alla ricerca di un forte coinvolgimento emotivo, incentrato sui personaggi non ambivalente, figuriamoci estreme.

Indossa l’abito del genere (il film poliziesco e il film di mafia), il film di Fragasso, ripropone il tema della crisi della famiglia in Italia, ferito a morte, dove la giustizia vive confinato in solitudine e assediata dal tradimento, concentrandosi sulle dinamiche interne a scapito del rapporto conflittuale con il mondo esterno. In viaggio da nord a sud, la squadra di Venancio supporta un padre e una figlia, li protegge dai pericoli esterni, e che agisce come un catalizzatore per i loro sentimenti e le loro sollecitazioni.
Il tema della mafia e della famiglia negato, già ampiamente indagato il Polpo, non aggiunge nulla alla comprensione del fenomeno. Cascàmi drammatica da operetta, i caratteri che vuoi impregnati di problematiche civili, sociali e politiche “nel flusso” (si noti la sequenza della sparatoria in le Terme di Montecatini), musica, empatico, attori e ordinaria “pantofolai” dovrebbero spaventare lo spettatore, provocando il sospetto di guardare al cinema un film conforme (in termini di stile e narrazione) per la programmazione Rai. O Mediaset.